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Stop agli abusi del GDPR: la Causa C-526/24 sulle richieste di accesso ai propri dati personali

  • 3 giorni fa
  • Tempo di lettura: 2 min


 

Sintesi


La controversia analizzata coinvolge un cittadino e l'azienda Brillen Rottler, a seguito di una richiesta di informazioni ritenuta abusiva dalla società tedesca. La CGUE ha stabilito che una richiesta di accesso può essere considerata eccessiva se il suo unico scopo è quello di creare artificialmente i presupposti per ottenere un risarcimento danni. Per negare tale diritto, il titolare del trattamento deve dimostrare che l'intento dell'interessato non è verificare la liceità del trattamento, ma agire con malafede. Infine, viene precisato che il diritto all'indennizzo richiede la prova di un danno effettivo e non può essere concesso se il comportamento del richiedente ne è la causa principale.


 

Il Contesto


La Corte di Giustizia dell'Unione Europea ha appena fissato un paletto importante contro i cosiddetti "troll della privacy": una richiesta di accesso ai propri dati personali può essere rifiutata se il suo vero scopo è solo quello di ottenere un risarcimento economico.


I punti principali della sentenza:


  • L'abuso del diritto: Anche una primissima richiesta di accesso ai dati (Art. 15 GDPR) può essere considerata "eccessiva" e abusiva se non serve a verificare il corretto trattamento dei dati, ma è creata ad arte per chiedere poi un risarcimento in caso di rifiuto.


  • Il contesto conta: La Corte ha stabilito che si possono prendere in considerazione informazioni pubbliche (come articoli di blog o segnalazioni legali) che dimostrano come un utente sia solito iscriversi a newsletter per poi inviare richieste di accesso seriali e pretendere soldi.


  • Nessun danno, nessun risarcimento: Per ottenere un risarcimento sotto il GDPR, l'utente deve dimostrare di aver subìto un danno reale . Inoltre, non c'è risarcimento se è il comportamento stesso dell'utente ad aver causato il problema.


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