Nuovi reati 231: aggravanti e responsabilità per le imprese
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Il 2 giugno 2026 segna uno spartiacque per il diritto penale dell'ambiente nell'ordinamento giuridico italiano. Con l'entrata in vigore del D.Lgs. 21 aprile 2026, n. 81, il nostro ordinamento recepisce formalmente la Direttiva (UE) 2024/1203, sostituendo le precedenti direttive in materia e introducendo un approccio decisamente più severo e moderno alla tutela ambientale. Il nuovo provvedimento interviene in modo chirurgico sul Codice Penale, sul Testo Unico Ambientale (D.Lgs. 152/2006) e sulla disciplina della responsabilità amministrativa degli enti (D.Lgs. 231/2001), trasformando la gestione del rischio ambientale in una priorità assoluta per le aziende.
Ecco le principali novità introdotte dalla riforma, analizzate punto per punto.
Ecosistema e Habitat
Il legislatore ha voluto eliminare le "zone grigie" normative introducendo definizioni puntuali per termini cardine. L'ecosistema viene ora definito giuridicamente come un complesso dinamico di comunità di piante, animali, funghi e microrganismi e del loro ambiente non vivente. Al contempo, si chiarisce la nozione di habitat all'interno di un sito protetto, ampliando così lo spettro di tutela a sistemi ambientali complessi, dove anche sversamenti o emissioni non controllate possono assumere rilevanza penale
Stretta sull'inquinamento ambientale (Art. 452-bis c.p.)
Il reato di inquinamento ambientale viene profondamente rafforzato. Il decreto prevede che la pena sia aumentata da un terzo alla metà qualora la compromissione colpisca un'area naturale protetta (o sottoposta a vincolo), specie animali o vegetali protette, o un ecosistema di dimensioni notevoli o con effetti durevoli. Qualora l'inquinamento causi addirittura la distruzione di un habitat protetto, l'aggravante fa scattare un aumento di pena da un terzo a due terzi. Infine, le sanzioni si inaspriscono ulteriormente se dal fatto deriva un pericolo per la vita o l'incolumità delle persone.
Il nuovo reato: commercio di prodotti inquinanti
Una delle novità più dirompenti è l'introduzione dell'art. 452-bis.1 c.p., che punisce il commercio di prodotti inquinanti. È prevista la reclusione da due a sei anni per chiunque "abusivamente immette sul mercato o mette comunque in circolazione un prodotto" il cui impiego cagioni un deterioramento significativo e misurabile delle acque, dell'aria, del suolo o di un ecosistema. Questa norma estende di fatto la responsabilità penale a tutta la filiera: non rischia più soltanto chi materialmente inquina, ma anche chi produce o distribuisce un prodotto pericoloso. Il decreto introduce inoltre reati contravvenzionali e delitti specifici per la produzione e il commercio abusivo di sostanze lesive dell'ozono e di gas fluorurati a effetto serra.
L'espansione del concetto di "Condotta Abusiva"
Spesso sottovalutato, il nuovo art. 452-quinquiesdecies c.p. chiarisce in via definitiva cosa debba intendersi per condotta posta in essere "abusivamente". La rilevanza penale non scatta solo in assenza di autorizzazione, ma anche quando si agisce in violazione di disposizioni legislative europee o nazionali, oppure operando sulla base di autorizzazioni ottenute in modo fraudolento (o tramite reati contro la Pubblica Amministrazione).
Gli impatti sulle imprese: Modello 231 e DVR
L'inasprimento del Codice Penale si riflette inevitabilmente sul D.Lgs. 231/2001. L'art. 25-undecies viene aggiornato per includere i nuovi reati presupposto (come il commercio di prodotti inquinanti) e per aumentare in modo tangibile le quote delle sanzioni pecuniarie per le imprese. Da un punto di vista operativo, questo impone un tempestivo aggiornamento del Modello Organizzativo 231 e del Documento di Valutazione dei Rischi (DVR). Le aziende dovranno implementare procedure rigorose sulla gestione dei rifiuti, controllare meticolosamente le autorizzazioni e garantire una tracciabilità impeccabile delle attività ambientali per evitare contestazioni legate a documentazioni false o inesatte, fattispecie peraltro punita con una nuova specifica aggravante (art. 452-sexiesdecies c.p.)
Per garantire un'applicazione severa e uniforme delle nuove norme, viene istituito presso la Procura generale della Corte di cassazione un Sistema di coordinamento nazionale per il contrasto alla criminalità ambientale. In aggiunta, il Governo è chiamato ad adottare, entro il 21 maggio 2027, una specifica Strategia nazionale per definire priorità, risorse e misure di contrasto ai reati ambientali.
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